Ecco a quali film sono stati assegnati i premi del SOUQ Film Festival 2026
Premio della Giuria
THE BURIAL OF THE BLACK CAT
di Maryam Esmaeili
Per la sensibilità con cui racconta un legame familiare che cerca di ritrovarsi dopo una transizione di genere.
Attraverso lo sguardo di una bambina, il film esplora lo smarrimento, le domande e il desiderio di riconoscere nel fratello la persona con cui è cresciuta.
I ricordi dell’infanzia diventano un ponte tra passato e presente, dando vita a un racconto intimo e sincero che ci ricorda come amare significhi anche saper ascoltare, comprendere e lasciare all’altro la libertà di essere sé stesso.
For the sensitivity with which it portrays a family bond seeking to reconnect after a gender transition.
Through the eyes of a young girl, the film explores confusion, unanswered questions, and the desire to recognize in her brother the person she grew up with.
Childhood memories become a bridge between past and present, giving life to an intimate and heartfelt story that reminds us that love also means knowing how to listen, understanding, and giving others the freedom to be themselves.
Premio del Pubblico
AMERICA
di Javier Arias-stella, Perù, 2025, 15 min.
Premio della Giuria Giovani – Università Cattolica del Sacro Cuore
Motivazione degli studenti del corso di Comunicazione Interculturale e Media della prof.ssa Anna Sfardini (Corso di Laurea in Scienzie Linguistiche)
LARGO
di Max Burgoyne-Moore e Salvatore Scarpa
Abbiamo scelto Largo perché racconta la migrazione invertendo la direzione consueta di questi racconti: le storie di rifugiati descrivono il più delle volte un arrivo; qui un bambino, Musa, vuole partire. Il paese che lo ha accolto gli ha dato un tetto, e una donna si prende cura di lui; ma essere al sicuro non è sentirsi a casa: la sicurezza non coincide con l’appartenenza, e questa distanza, affettiva prima che geografica, è ciò che il cortometraggio ci ha fatto vedere per la prima volta.
Musa viene guardato in due modi, e il racconto costruisce questa doppia focalizzazione senza spiegarla: la lascia accadere, con una scrittura per sottrazione che si affida alle immagini, ai gesti e ai silenzi più che alle parole. Per i pescatori e per i ragazzi del paese Musa è «il rifugiato», una categoria prima che una persona: non gli viene data la possibilità di farsi conoscere, e lo si può provocare con un panino al bacon o con una domanda sui genitori. Per la donna che lo ospita è un bambino separato dalla famiglia, cioè dalla sua origine e dalle sue radici, alle quali non può rinunciare. E Musa non è una vittima da compatire: la regia gli riconosce piena agentività (cerca i materiali, ripara una barca, decide). Il paese cambia idea solo quando la sua vita è in pericolo, quando chi lo aveva respinto si trova a soccorrerlo e a capire quanto fosse solo.
Il finale non concede rassicurazioni e resta sospeso tra visione e realtà: i genitori sulla spiaggia sono un’apparizione; intorno, i giubbotti arancioni non sono più strumenti di salvataggio ma tracce delle vite spezzate di chi ha affrontato il mare prima di lui. È un’inquadratura che rovescia il segno di un oggetto ormai familiare alle cronache: dopo questa storia, i dati riportati in chiusura sui bambini rifugiati non possono più essere letti come semplici numeri.
Largo ci ha ricordato che dietro ogni numero c’è una vita e che l’accoglienza non si esaurisce in un tetto. Lo faremmo vedere a chiunque voglia conoscere più da vicino le storie di quei bambini che, costretti a lasciare tutto, portano con sé ricordi, legami e il desiderio di ritrovare ciò che hanno perso. Perché a volte basta una storia per comprendere una realtà che altrimenti rischia di rimanere distante.
Premio della Giuria Giovani – Università deli Studi di Milano
Motivazione degli studenti del corso “Narrating and negotiating identities” delle prof.sse Nicoletta Vallorani e Paola Catenaccio del Corso di laurea magistrale internazionale in “Migration Studies and New Societies”
LARGO
di Max Burgoyne-Moore e Salvatore Scarpa
La giuria delle studentesse e degli studenti di Migration Studies & New societies (UNIMI) sceglie di premiare il film LARGO per il modo empatico e toccante in cui esplora i temi della migrazione e della dislocazione, e il bisogno universale di appartenere a una comunità e di sentirsi parte di una famiglia. Attraverso la storia dei suoi protagonisti e sfruttando una combinazione originale di realtà e immaginazione, il film getta uno sguardo sul modo in cui un bambino rifugiato percepisce il mondo nuovo che lo circonda. Le conseguenze delle politiche migratorie sulle identità più vulnerabili vengono rese esplicite e ben visibili. La sofferenza di Musa e Gracie resta il focus principale della narrazione: entrambi cercano un posto da chiamare “casa”. Va menzionato anche il modo in cui il film combina l’espressione artistica con un messaggio umano denso di significato. Largo ci ricorda che l’appartenenza non dipende solo dal luogo da cui veniamo, ma anche da come veniamo accolti, riconosciuti e resi partecipi della possibilità di trovare il nostro posto nel mondo.
The student jury of Migration Studies & New societies (UNIMI) has chosen to award the film LARGO for its moving & empathic exploration of migration, displacement, and the universal human need to belong and to feel part of a family. Through the story of its protagonists and an original mix of reality and imagination, the film offers us a glimpse into how the refugee child perceives the world around him. It gives visibility to the consequences of migration policies on the most vulnerable people. Musa’s and Gracie’s suffering is the main focus and they both search for a place to call home. This film deserves recognition because it combines artistic expression with a meaningful human message. It reminds us that belonging is not merely a matter of where we come from, but of whether we are welcomed, recognized, and given the opportunity to find our place in the world.